Venezuela, Santa Sede chiede negoziato serio

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Alla crisi in Venezuela si deve rispondere con un negoziato serio e sincero tra le parti. E’ quanto sottolinea mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, in una dichiarazione rivolta all’Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani, che si conclude oggi in Messico, a Cancun. In Venezuela, intanto, continuano a mancare beni essenziali come cibo e medicine. E dall’inizio di aprile, sono almeno 75 le vittime in seguito a scontri tra manifestanti e forze di polizia. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

 

La Santa Sede ribadisce la propria posizione sulla grave situazione in Venezuela. Sin dall’inizio della crisi – ricorda mons. Auza – il Papa, il segretario di Stato vaticano e la Conferenza episcopale venezuelana, in diverse occasioni, hanno chiesto alle istituzioni e alle forze politiche, superando interessi di parte ed ideologie, di ascoltare la voce del popolo. La Santa Sede – sottolinea il presule – ha sempre esortato tutti i leader politici ad impegnarsi per porre fine alle violenze.

Povera per la strada

Le condizioni per un negoziato serio

Il cammino verso la ricerca di una soluzione pacifica – aggiunge mons. Auza – può essere promosso attraverso la via di un negoziato da articolare sulla base delle indicazioni illustrate, nella lettera del primo dicembre del 2016, dal segretario di Stato cardinale Pietro Parolin. In quel documento – osserva il nunzio – il porporato chiedeva, tra l’altro, di intraprendere un percorso in grado di portare ad elezioni libere e sollecitava misure per fornire aiuti umanitari, cibo e medicine. Nella lettera del 2016 – sottolinea mons. Auza – il segretario di Stato esortava anche a prendere provvedimenti che prevedano la liberazione dei prigionieri politici.

Il negoziato sia sostenuto dalla comunità internazionale

In questo scenario di crisi, segnato da violenze che hanno colpito anche la Chiesa venezuelana, non mancano ulteriori rischi. La recente decisione del governo di convocare un’Assemblea Costituente – sottolinea in particolare mons. Auza – invece di aiutare a risolvere i problemi, può complicare la situazione e mettere a repentaglio il futuro democratico del Paese. Si apprezza invece la possibilità – conclude il presule – che un gruppo di Paesi della regione o eventualmente di altri Continenti scelti sia dal governo sia dall’opposizione, accompagnino il negoziato in qualità di garanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *