Crisi nel Caucaso, intervista con il nunzio in Georgia

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

La comunità internazionale sia solidale, i mezzi di informazione siano obiettivi. Facciano in modo che il mondo sappia, sia presente e si prenda cura delle popolazioni colpite dal conflitto. E’ l’accorata esortazione, all’indomani dell’appello del Papa ieri all’Angelus, del nunzio apostolico in Georgia, mons. Claudio Gugerotti, al microfono di Amedeo Lomonaco:

R. – Io non posso che associarmi alle parole del Santo Padre, che ieri sono state pronunciate in modo tanto accorato per queste popolazioni che stanno soffrendo atrocemente e con una prospettiva che potrebbe essere drammatica. Si susseguono notizie varie, notizie di accordi parziali, provvisori. Qui c’è bisogno di una pace stabile, perché si tratta di una cerniera che potrebbe far scoppiare un intero Continente. L’appello che rivolgo, che diventa anche preghiera, che diventa supplica al Signore e a tutti gli uomini di buona volontà, è che si comprenda come guerre di questo genere segnino soltanto una distruzione e pongano a rischio i più poveri, i più deboli, a volte per ragioni che non sono all’altezza di quello che si dice.

Tbilisi
Cessino le operazioni militari

“Noi chiediamo veramente che cessino le operazioni militari, che si possa riprendere il dialogo in modo sereno, quanto più possibile, e soprattutto che la comunità internazionale non lasci soli questi Paesi, in questi momenti di sofferenza, perché dall’interno è molto difficile regolare la situazione; ci deve essere una presenza di solidarietà e anche di obiettività dell’informazione internazionale, in modo che il mondo sappia, che il mondo sia presente, che il mondo si prenda cura di questa terra piccola, ma estremamente importante”.

Georgia cristiana

D. – Una terra piccola dove le popolazioni sono unite dalla stessa fede, dalla fede cristiana…

R. – Due volte il Santo Padre ha ripetuto nel discorso di ieri, nel suo intervento dopo l’Angelus, i comuni valori cristiani e il fatto che si unisca la preghiera delle popolazioni ortodosse. Questa fede comune, che è la fede di tutti noi, ma in particolare la comunione che esiste piena tra la Chiesa di Georgia e la Chiesa di Russia, siano un ponte privilegiato, per ristabilire la pace laddove le armi certamente conoscono un linguaggio diverso, un linguaggio che non dà tregua né valori.

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