Convegno su “Economia e sostenibilità sociale”

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

“Economia e sostenibilità sociale”. E’ il tema dell’incontro promosso oggi a Roma dall’associazione Greenaccord e dalla Provincia di Roma. L’iniziativa apre il ciclo di appuntamenti, dal titolo “Verso un nuovo umanesimo”, che hanno l’obiettivo di analizzare il logoramento dell’attuale modello economico e le cause della crisi. Ma cosa si intende per nuovo umanesimo in economia? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al preside della Facoltà di Economia dell’Università di Roma “La Sapienza”, prof. Giuseppe Ciccarone

R. – Penso che una nozione di umanesimo sia da sempre presente nel pensiero economico. In generale, possiamo definirla come un sentimento di urgenza per i problemi umani, ma in modo più specifico come un’economia e una politica economica che miri al miglioramento sociale di tutti gli esseri umani e che quindi crede in un’economia posta al servizio dell’uomo.

Promuovere un autentico umanesimo

D. – Ma i modelli economici hanno finora fatto prevalere altre dinamiche: il modello del mercato deregolamentato, come quello americano, ad esempio, provoca effetti devastanti sulla coesione sociale. Anche un mercato regolamentato – pensiamo a quello del lavoro in Italia – genera forti squilibri. C’è un nuovo paradigma, capace di promuovere un autentico umanesimo?

R. – Io non credo che esista oggi la possibilità di discriminare semplicemente tra Stato e mercato. La distinzione è in termini qualitativi: cioè, quali sono i tipi di intervento pubblico che possono migliorare il funzionamento di un mercato privato. E io credo che il criterio ispiratore, che dovrebbe individuare questo tipo di intervento, siano appunto quei tipi di elementi che definiscono la nozione di umanesimo.

L’uomo al centro

D. – Applicando, ad esempio, la nozione di umanesimo al mercato del lavoro in Italia, quali misure concrete deriverebbero da questa prospettiva economica con l’uomo al centro?

R. – Penso che la discriminazione tra privilegiati, dal punto di vista del salario e dell’aspettativa di reddito da pensione, e una parte del mercato del lavoro che non è protetta di fronte al mantenimento dell’impiego, che vede un futuro pensionistico di gran lunga peggiore della generazione che li ha preceduti, non sia accettabile. Non sono accettabili differenze di genere, differenze territoriali. Porre l’essere umano al centro del ragionamento, richiede di operare affinché queste differenze vengano eliminate. Vuol dire anche molte cose pratiche: vuol dire accettare che il contratto di lavoro debba essere uguale per tutti i soggetti che svolgono gli stessi compiti lavorativi; che ci deve essere equità per quello che riguarda la contribuzione pensionistica; significa favorire politiche di conciliazione… L’elenco potrebbe essere molto lungo, ma penso che si sia compresa l’applicazione.

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