Congresso internazionale di archeologia cristiana

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

“Il vescovo, la città, il territorio”. E’ il tema del XV Congresso internazionale di archeologia cristiana che si terrà, a partire da domani e fino al prossimo 12 settembre, a Toledo. La città spagnola, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, è stata scelta per la sua vocazione ad essere luogo di convivenza e dialogo tra diverse culture. Il Congresso sarà soprattutto l’occasione per analizzare le radici della civiltà cristiana avendo come modello di riferimento la figura del vescovo. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il segretario del Pontificio istituto di archeologia cristiana, Olof Brandt:

R. – Il tema del Congresso è legato alla figura del vescovo. Si analizza come la sua azione si rifletta nei monumenti fisici, perché l’archeologia non studia i testi, ma soprattutto i monumenti: resti di chiese, cimiteri, iscrizioni, ecc… Quindi, in questo senso, è un tema molto aperto, che lascia ampio spazio a varie analisi. Come tutti i congressi internazionali, lo scopo è quello di creare un incontro tra studiosi che vengono da tutti i Paesi, perché, nonostante i tempi moderni, strumenti come Internet, l’e-mail, la possibilità di stare fisicamente insieme, tra persone di diversi Paesi è utile. E’ importante e fa nascere nuove iniziative, dà nuovi impulsi. Una sfida molto importante è poi quella di non fare un’”archeologia di ghetto”, di non studiare solo la parte cristiana come se non ci fosse stata una società intorno al cristianesimo nel mondo antico.

Preservare il patrimonio archeologico

D. – Il tentativo è di preservare le pietre del patrimonio archeologico cristiano per affidarle poi alle ‘pietre vive’ delle comunità…

R. – Il patrimonio del cristianesimo antico, sia i testi sia le pietre, è una ricchezza con cui ci dobbiamo sempre confrontare; non vuol dire che questo confronto poi debba portare ad una determinata soluzione. Questo confronto continuo con il proprio passato e con le proprie radici fa parte della civiltà cristiana. L’archeologia cristiana è lo studio delle tracce monumentali, tracce fisiche, del cristianesimo nell’epoca romana. Quindi prende in esame il cristianesimo, la sua diffusione nel mondo classico, nel mondo romano, tardo-romano. Questo è un argomento che interessa tutto il mondo, perché è lo studio di cosa è successo nell’incontro tra il primo cristianesimo e la civiltà classica.

Grandi opere e archeologia

D. – Dopo uno sguardo verso l’antica Roma, soffermiamoci sulla Roma attuale: si stanno realizzando grandi opere come la Metro C. Queste opere sono una minaccia o un’opportunità per l’archeologia cristiana?

R. – Direi che si tratta di un’opportunità per l’archeologia. Sicuramente ne uscirà un’immagine completamente nuova dell’antica Roma. Non so esattamente come verrà realizzata la Metro C, ma si può sperare in una specie di Metro-museo, come è avvenuto ad Atene. Nei prossimi anni avremo delle belle sorprese, molto interessanti.

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