Chiusura Anno Sacerdotale, testimonianze di sacerdoti e fedeli

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Servirsi di un uomo, nonostante le sue debolezze, per rendere presente Dio a tutti gli uomini, in ogni tempo: sta in questo la grandezza del sacerdozio. E’ il pensiero, che Benedetto XVI ha posto al cuore della celebrazione eucaristica di chiusura dell’Anno Sacerdotale. In una Piazza San Pietro nuovamente gremita da oltre15 mila sacerdoti concelebranti di 97 nazioni, e a poche ore dall’analoga scena di ieri sera durante la veglia, il Papa ha toccato i punti nevralgici della vocazione al sacerdozio.

Testimonianze di sacerdoti e fedeli

Fedeli, pellegrini, laici, seminaristi e soprattutto sacerdoti hanno gremito stamani Piazza San Pietro in occasione della Liturgia Eucaristica, presieduta da Benedetto XVI a chiusura dell’Anno Sacerdotale. Ascoltiamo alcune testimonianze di sacerdoti e laici al microfono di Amedeo Lomonaco:

R. – Sono padre Francesco, sono messicano. Ho capito più profondamente cosa vuol dire essere sacerdote: vuol dire essere discepolo di Gesù. Quello per Gesù è un amore veramente profondo. E’ come quando un uomo sposa una donna, che non sono più due ma sono una sola cosa. Così come il futuro della sposa si abbraccia come fosse il proprio, così per noi sacerdoti il nostro futuro, la nostra vita è la vita di Cristo.

R. – Sono padre Enrico, di una parrocchia in Francia.

D. – Quest’Anno Sacerdotale è stata un’occasione per…

R. – … per far riscoprire ai miei parrocchiani la bellezza del sacerdozio e anche l’impegno e il dono totale di sé a Cristo. Il celibato è molto importante perché fa vedere a tutti che il sacerdote si dà a qualcuno. Non è un mestiere che si fa per qualcuno ma si dà la vita.

R. – Mi chiamo don Raimondo, sono cappellano in un centro giovanile dell’Opus Dei di Palermo.

D. – Qual è la parte più bella proprio del sacerdozio?

R. – Distribuire la grazia della misericordia di Dio nella confessione e celebrare la Messa. E anche il sacerdozio degli altri che vale anche per gli altri sacerdoti. Anche noi siamo, oltre che sacerdoti, fedeli, e quindi ci appoggiamo al sacerdozio dei nostri confratelli.

R. – Sono don Giovanni, della diocesi di Nola. E’ stato prima di tutto un anno di grazia perché c’è stata la possibilità di rinnovare anche l’impegno, la promessa fatta, e soprattutto di rinvigorire il dono di grazia che il Signore ci ha fatto con l’ordinazione sacerdotale.

D. – Riscoprire anche il volto autentico del sacerdote, deturpato a volte da scandali…

R. – E’ molto interessante quello che il Papa ha detto ieri sera: il vero scandalo è quello della fede!

R. – Sono padre Thomas.

D. – Quale è la vera bellezza della vita sacerdotale?

R. – Sentirsi amato e sentire che sei con Cristo e lavori per il popolo di Dio, che fai qualcosa di cui la gente ha bisogno. Questa è la bellezza.

D. – Nella sua vita anche comunitaria questa testimonianza d’amore, quest’anno, quali frutti ha portato?

R. – Più dedizione, più apertura e più amore da parte della gente verso i sacerdoti e la Chiesa.

R. – Sono Don Fabio di Imola. Facevo l’ingegnere meccanico, sono entrato in seminario a 28 anni. Il Signore mi ha dato il dono della fede. Mi sono messo interamente a disposizione e ne sono assolutamente contento. Bisogna che noi sacerdoti siamo consapevoli e responsabili di questo dono aiutando le persone nella vita spirituale.

R. – Sono don Kingsley, del Collegio San Paolo qui a Roma…

D. – Nella vita concreta di sacerdote qual è la parte più bella che dell’essere presbitero?

R. – Quella di essere un mezzo, uno strumento. La mia vita è stata data gratuitamente e tutto ciò che ho, l’ho ricevuto gratuitamente. Allora cerco anche io di dare gratuitamente tutto.

R. – Sono José Hernandez, spagnolo. Quest’anno lo ritengo un dono di Dio per la Chiesa e farà tanto bene non solo ai sacerdoti, ma anche ai seminaristi e alle future vocazioni.

R. – Sono un seminarista, vengo dal Venezuela e sono molto contento di stare qui per celebrare la chiusura dell’Anno Sacerdotale, per cogliere il vero significato della vocazione sacerdotale e l’importanza del sacerdote nel mondo.

R. – Sono un diacono, vengo dall’Argentina, sono venuto in pellegrinaggio per celebrare insieme al Papa e a tanti sacerdoti il dono del ministero sacerdotale.

D. – Ieri il Papa nella veglia ha detto: questo non è un mestiere ma una grande testimonianza d’amore…

R. – Quello che ci ha colpito tanto del Papa è che parlava soprattutto con il cuore aperto, ringraziandoci e anche dandoci la fiducia e incoraggiandoci a vivere radicalmente questo ministero con Cristo.

D. – C’è dello stress, della solitudine, anche nella vita di un sacerdote, di un diacono…

R. – Il Vangelo ci fa vivere in comunione, non ci lascia soli. La nostra scelta è di essere per gli altri e in questo modo noi ci realizziamo come uomini, come persone consacrate a Dio. Se viviamo così siamo pienamente in comunione, siamo pienamente uomini di Dio.

R. – Sono una laica della Comunità pastorale Maria Madre della Chiesa, di Seregno, parrocchia di Santa Valeria. Abbiamo accompagnato il nostro sacerdote don Andrea che oggi festeggia il suo quinto anniversario di sacerdozio.

D. – Cosa vuol dire avere un bravo sacerdote, una guida spirituale?

R. – E’ fondamentale, perché per la nostra vita di fede è fondamentale la presenza del sacerdote. L’Anno Sacerdotale ci ha spinto a pregare di più per i nostri preti, per le scelte che devono compiere, per la loro santificazione personale che poi diventa strada anche per la nostra.

D. – Il significato di quest’Anno Sacerdotale per il padre di un sacerdote?

R. – Sono contento per lui perché lo fa con grande passione. E’ una testimonianza d’amore. Io prima non frequentavo la Chiesa … ma la sua scelta mi ha cambiato la vita!

D. – Lei, come fedele laico, ha incontrato un sacerdote che è stato importante nella sua vita?

R. – E’ incredibile vedere il segno che hanno lasciato nel mio cuore tanti sacerdoti di cui non ho conosciuto i nomi: ma basta vedere come hanno svolto il loro servizio nella confessione e nella Santa Messa. Questo rimane nel cuore in modo molto forte!

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