Chiesa in Afghanistan, intervista con padre Moretti

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Il sogno di una chiesa in Afghanistan, al di fuori di ambasciate e basi militari, è “remoto” ed è ancora impossibile celebrare la Santa Messa non in queste sedi. Ci vorrebbe una richiesta di organizzazioni internazionali per sollecitare la realizzazione di una chiesa per la popolazione afghana. Lo ha detto padre Giuseppe Moretti, superiore della missio sui iuris del Paese asiatico smentendo la notizia, diffusa nei giorni scorsi, della costruzione di una chiesa cattolica ad Herat. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, proprio padre Moretti, raggiunto telefonicamente a Kabul:

R. – Non è in costruzione una chiesa ad Herat; oltre tutto non c’è una comunità autoctona. Da quanto so io, si tratta soltanto della costruzione della cappella all’interno del nostro contingente ad Herat, così come ci sono delle cappelle in altri campi militari. L’unica chiesa ufficialmente riconosciuta è all’interno dell’Ambasciata d’Italia. Il desiderio e il sogno sono quelli di poter vedere una chiesa al di fuori dell’ambasciata.

Kabul

D. – Ci sono, comunque, dei passi che fanno pensare, magari in un futuro, alla costruzione di una chiesa?

R. – In un’intervista al presidente afghano Hamid Karzai, il giornalista ha chiesto se ci siano delle possibilità per la costruzione di una chiesa; Karzai ha detto che teoricamente non ci sono difficoltà. Ma la situazione dell’Afghanistan – purtroppo – è difficile e non c’è una comunità autoctona. Ci vorrebbe anche una richiesta da parte di chi ha potere in Afghanistan come il Corpo Diplomatico e le Organizzazioni internazionali per sollecitare la costruzione di una chiesa, in modo da poter avere la possibilità di poter praticare la propria fede in modo ancora più libero.

D.– In una realtà così difficile c’è comunque da segnalare che la popolazione afghana è rispettosa dei luoghi religiosi non islamici. Questo rispetto può diventare un vero incontro, l’incontro con Cristo?

R. – Io me lo auguro. Io me lo auguro, ma manca il substrato. L’Afghanistan è un Paese che non ha mai avuto un impatto con il cristianesimo – per trovarlo bisogna risalire a duemila anni fa – attraverso comunità, missionari. C’è da augurarsi, se è vera la tradizione che uno dei Magi venisse dall’Afghanistan, che la stella per Betlemme ritorni a risplendere su questo cielo. Bisogna quindi avere moltissima prudenza, moltissima pazienza e, allo stesso tempo, una grande fiducia perché “i miei tempi non sono i vostri”, come dice il Signore, ed i calcoli umani su certi argomenti non sono matematici.

Foto:

By Joe Burger from Siegburg, Germany (flickr) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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