Il cantore della globalizzazione: Thomas Friedman

Editorialista economico del “New York Times”, Thomas Friedman sostiene apertamente le caratteristiche positive del villaggio globale ed ha di recente pubblicato un fondamentale libro dal titolo The Lexus and the Olive Tree.

Thomas Friedman

         Secondo Friedman le vicende del mondo attuale sono la combinazione di processi diversi che hanno radici profonde e sviluppi recenti e la globalizzazione è l’elemento di novità: se dovessimo analizzare una realtà composta solo da microchip e mercati forse la globalizzazione è un sufficiente strumento di indagine, ma la realtà è composta anche da uomini e donne con costumi, tradizioni, desideri e aspirazioni imprevedibili. Cosi’, oggi, gli affari mondiali possono essere spiegati come un’interazione tra ciò che è nuovo, come un sito Internet, e ciò che è antico, come un contorto albero di ulivo sulle rive del Giordano.

La Lexus e l’ulivo

Le riflessioni di Friedman partono dal fatto che, mentre i giapponesi costruiscono le più lussuose auto in una fabbrica completamente automatizzata, a Beirut e a Gerusalemme la gente continua a combattere per stabilire a chi appartiene un albero di ulivo. La Lexus e l’ulivo possono cosi’ essere considerati il simbolo del nuovo sistema: una metà del mondo era uscita dalla guerra fredda con l’intento di costruire automobili migliori, dedicandosi alla modernizzazione, alla fluidificazione e alla privatizzazione dei sistemi economici, per continuare a prosperare anche nell’era della globalizzazione; l’altra metà – a volte l’altra metà del medesimo paese o della medesima persona – era ancora impegnata nella lotta per il controllo di questo o quell’albero di ulivo.

L’ulivo

Gli ulivi sono importanti: rappresentano ciò che ci radica, ci lega, ci identifica e ci colloca in questo mondo; rappresentano famiglia, comunità, tribù, nazione, religione, o, nella maggior parte dei casi, un luogo che chiamiamo casa. L’ulivo è ciò che ci dà il calore della famiglia, la gioia dell’individualità, l’intimità dei riti personali, la profondità dei rapporti personali, la fiducia e la sicurezza per metterci in gioco e affrontare il mondo. Ma, se gli ulivi sono necessari per il nostro essere, l’attaccamento al nostro ulivo, quando portato all’eccesso, può condurre alla creazione di identità, legami e comunità basate sull’esclusione degli altri. I conflitti tra serbi e musulmani, ebrei e palestinesi sono cosi’ esacerbati perché implicano che qualcuno è destinato a perdere la casa, il mondo a cui è ancorato, a favore di un altro.

La lexus

La Lexus rappresenta un altro antico impulso umano cosi’ come si manifesta nell’attuale sistema della globalizzazione. La Lexus rappresenta i fiorenti mercati globali, le istituzioni finanziarie, le tecnologie informatiche con cui si persegue il miglioramento del livello di vita.

Globalizzazione e trasparenza dei mercati

Come si può sostenere che la globalizzazione sia un fenomeno globale quando la stragrande maggioranza non ha mai fatto una telefonata, toccato un computer e inviato un messaggio e-mail?Vero è che la globalizzazione, ancora oggi, non è globale, nel senso che siamo ancora  molto lontani da una realtà in cui tutti sono on-line (anche se, ogni giorno, si affacciano su Internet 300.000 nuovi utenti). Ma è anche vero che quasi tutti, ai nostri giorni, avvertono le pressioni, i vincoli e le opportunità della comunicazione, della finanza e dell’informazione, che sono al centro del processo di globalizzazione. La globalizzazione agisce positivamente sui temi della trasparenza, della corruzione, della stampa libera e della democratizzazione.

Si abbassa la soglia di tolleranza della corruzione

La globalizzazione infatti richiede prima di tutto la trasparenza dei mercati per rendere possibili investimenti consistenti, abbassa poi la soglia di tolleranza verso la corruzione perché la corruzione rappresenta un elemento imprevedibile all’andamento dei mercati, allarga la portata e la possibilità di informazione anche in paesi chiusi come la Cina ed infine diffonde processi di democratizzazione.La globalizzazione – spiega Friedman – non è solo un trend passeggero ma è un autentico nuovo sistema internazionale che, nei suoi risvolti politici ed economici ha definitivamente rimpiazzato gli equilibri mondiali della guerra fredda, contribuendo a forgiare il presente e il futuro del pianeta e di chi lo abita.

Processo ancora in itinere

La necessità, individuata da Friedman, è quella di trovare un equilibrio tra la promessa di benessere enunciata dalla globalizzazione e il valore inalienabile delle differenze. Friedman, non celebra quindi un trionfo epocale della globalizzazione sulle disuguaglianze e sulla povertà ma riscontra in tale fenomeno le tendenze positive di un processo che deve ancora completamente compiersi.

Dalla tesi di laurea, nel 2001, di Amedeo Lomonaco: “Limiti e potenzialità del fenomeno della globalizzazione per l’economia contemporanea”.

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