Benedetto XVI ai vescovi di Angola e Sao Tomé

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

 “Il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’Africa è la proclamazione del Vangelo di Cristo. Siamo perciò impegnati a continuare vigorosamente la proclamazione del Vangelo ai popoli d’ Africa, perché la vita in Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo”. E’ quanto ha detto il Papa incontrando stamani i membri della Conferenza episcopale di Angola e Sao Tomé. Non si tratta – ha detto – di annunciare “una parola consolatoria, ma dirompente, che chiama a conversione”. Una Parola che “rende accessibile l’incontro con il Signore”. Benedetto XVI ha quindi ricordato con gioia il viaggio compiuto in Angola nel marzo 2009 e la prossima visita in Benin dal 18 al 20 novembre quando consegnerà al Popolo di Dio l’Esortazione apostolica, frutto del secondo Sinodo per l’Africa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

“Na esperança de ‘fazer brilhar’”…

“Con la speranza ‘di mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo’ (Motu proprio Porta fidei)”, il Papa ricorda di aver deciso di proclamare un Anno delle fede, “perché la Chiesa intera possa offrire a tutti un volto più bello e credibile, riflesso più chiaro del volto del Signore”. I cristiani – sottolinea il Santo Padre – respirano lo spirito del loro tempo e subiscono la pressione dei costumi della società in cui vivono. E nel vivere quotidiano sono tre gli “scogli” sui quali naufragano molti cristiani di Angola e Sao Tomé:

“O primeiro é o chamado ‘amigamento’, que”…

Il primo scoglio è chiamato “amigamento”, ovvero una relazione tra uomo e donna, basata sulla convivenza e non fondata sul matrimonio, che contraddice il piano di Dio per la famiglia umana. Il limitato numero di matrimoni cattolici nelle comunità di Angola e Sao Tomé – aggiunge il Papa – è il segnale di “un’ipoteca” che grava sulla famiglia, “valore insostituibile per la stabilità” della società. Per questo bisogna aiutare le coppie ad acquisire la necessaria maturità umana e spirituale per rispondere responsabilmente alla loro missione di coniugi e genitori cristiani.

“Um segundo escolho na vossa obra de evangelização”…

Un secondo scoglio nella vostra opera di evangelizzazione – ricorda il Santo Padre rivolgendosi ai vescovi di Angola e Sao Tomé – riguarda una divisione lacerante: “il cuore dei battezzati – spiega il Papa – è ancora diviso tra cristianesimo e religioni tradizionali africane”. Il ricorso a pratiche incompatibili con la sequela di Cristo porta anche a conseguenze drammatiche, come l’esclusione sociale e anche l’assassinio di bambini e anziani, “condannati da falsi dettami della stregoneria”. Benedetto XVI, ricordando che “la vita umana è sacra in tutte le sue fasi”, esorta i vescovi dei due Paesi africani a continuare ad alzare la voce in favore delle vittime di queste pratiche.

“Por último, queria referir os resquícios de tribalismo étnico”…

Il Papa indica infine un altro scoglio, formato dai “resti del tribalismo etnico” che porta le comunità a chiudersi, a non accettare persone originarie di altre regioni del Paese. Nella Chiesa, come nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo (cfr Mc 3, 31 -35), non c’è posto per alcun tipo di divisione: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida” – sottolinea il Papa ricordando le parole di Giovanni Paolo II nella Lettera “Novo millennio ineunte” – se vogliamo essere fedeli “al disegno di Dio e rispondere alle attese profonde del mondo”. Il legame di fraternità di credenti che condividono il Sangue e il Corpo di Cristo nell’Eucaristia – conclude il Papa – è più forte dei vincoli “delle nostre famiglie terrene e delle vostre tribù”.

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