Ancora scontri in Somalia

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Dalla Somalia continuano ad arrivare notizie di violenze e bilanci pesantissimi. Fonti locali hanno riferito che i morti per scontri avvenuti tra la fine di marzo e il primo aprile sarebbero più di mille. Secondo alcuni testimoni, i combattimenti sono iniziati quando uomini armati hanno attaccato l’ex ministero della Difesa, ora quartier generale dell’esercito etiopico.  Agli spari degli insorti, i soldati etiopici hanno risposto con colpi d’artiglieria pesante, proseguendo l’attacco su vasta scala anche con l’ausilio di elicotteri d’assalto. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

In Somalia assume proporzioni sempre più drammatiche l’interminabile serie di violenze a Mogadiscio: più di 1000 persone sono rimaste uccise in sanguinosi scontri scoppiati nella capitale somala dal 29 marzo al primo aprile tra ribelli vicini alle Corti islamiche e forze etiopiche che appoggiano i soldati somali. La notizia è stata data dal capo di un potente clan locale che appoggia gli insorti contro i soldati etiopici. La stessa fonte ha aggiunto che i danni ammonterebbero ad oltre 1,5 miliardi di dollari.

Negli ultimi 15 anni, oltre 700 mila persone in fuga

Gli scontri in Somalia, definiti dagli analisti i più gravi degli ultimi 15 anni, hanno spinto inoltre almeno 700 mila persone a cercare di lasciare la capitale, dove sono stati chiusi centri medici, università e scuole islamiche. Chi cerca di fuggire può andare incontro, però, a drammatiche conseguenze: secondo un recente rapporto di “Human Rights Watch” centinaia di sfollati, che cercano di abbandonare Mogadiscio, sono stati arrestati e maltrattati da agenti e militari.

Denunciati casi di “detenzione arbitraria

L’organizzazione umanitaria ha denunciato, in particolare, casi di “detenzione arbitraria, espulsione e apparente sparizione di decine di persone”, probabilmente sospettate di far parte o di avere legami con le milizie islamiche. Secondo altre fonti, sono state uccise almeno 70 persone che cercavano di lasciare la città. Ma l’esodo continua: fuggire verso l’ignoto, tra molteplici insidie e in condizioni difficilissime, costituisce ancora un’opzione preferibile rispetto a quella di rimanere nella capitale.

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