Scontri tra musulmani e copti in Egitto

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Il Parlamento europeo ha inserito nell’ordine del giorno del dibattito sulla politica estera, che si terrà domani a Strasburgo, la questione degli scontri tra musulmani e cristiani copti in Egitto, originati da voci infondate della conversione di una donna all’islam. In seguito alle indagini sugli scontri di sabato notte al Cairo, che hanno provocato dodici morti, sono state arrestate oltre 190 persone.

Intervista con Ugo Tramballi

I salafiti, accusati di aver istigato le violenze, hanno ufficialmente negato ogni coinvolgimento ma continuano a lanciare durissime dichiarazioni contro le minoranze ed in particolare contro i cristiani. Ma chi sono i salafiti? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto all’inviato de “Il Sole 24 Ore” al Cairo, Ugo Tramballi:

R. – I salafiti sono una corrente, non un movimento e al momento sono una minoranza. Sono principalmente una corrente ultra-ortodossa che ha più o meno gli stessi obiettivi di al Qaeda, cioè quelli di creare in Medio Oriente un califfato medievale come ai tempi di Maometto e dei primi califfi. Hanno un’agenda politica: fino a sei mesi fa, i salafiti non apparivano, non si facevano vedere. Adesso invece, in questa fase di transizione c’è appunto maggiore libertà. E’ una situazione pericolosa e c’è anche molta confusione. Però, l’Egitto è molto lontano dalla possibilità di una guerra civile.

Nel Paese ancora scontri e violenze

D. – Non c’è dunque il rischio di una guerra civile, ma il Paese continua ad essere scosso da scontri, da violenze …

R. – Certo la tensione è molto alta, anche perché la polizia non interviene adeguatamente ed è stata screditata dopo la “rivoluzione di febbraio”; le forze armate si tengono lontane da questi scontri, anche perché vogliono avere una posizione “super partes” e poi anche perché non hanno i mezzi né la conoscenza tecnica per garantire l’ordine per le strade. E quindi aumenta la tensione. Soprattutto, con la nuova democrazia, con le nuove libertà che l’Egitto non aveva mai conosciuto dai tempi prima della rivoluzione del 1952, tutti hanno diritto di parola e quindi hanno diritto di parola anche gli estremisti.

Minoranze non protette

D. – Durante gli anni del regime di Hosni Mubarak, in Egitto le minoranze sembravano maggiormente garantite. Perché oggi l’attuale governo non sembra in grado di proteggere le minoranze?

R. – In qualche modo, i regimi autoritari hanno sempre garantito tutte le minoranze, anche perché nel Medio Oriente arabo i regimi autoritari, da Nasser in poi, sono sempre stati regimi laici, che volevano affermare la laicità dello Stato, anche se poi era uno Stato – appunto – dittatoriale. E quindi le minoranze, sia settarie sia religiose, venivano maggiormente preservate, anche se poi erano chiuse nelle loro gabbie. Questa attuale è una fase nuova: il governo non è in grado di garantire la tutela di tutte le minoranze. E’ una fase molto delicata, ma non è che l’Egitto stia cambiando al punto di non preservare più i diritti delle minoranze. Questo è un Paese che ha circa ottomila anni, è un Paese che ha un senso della centralità del governo che non è mai venuta meno. E’ uno Stato molto orgoglioso e molto nazionalista e quindi la gran parte degli egiziani, ad eccezione dei salafiti e di qualche altro piccolo gruppo fondamentalista islamico, si sente egiziana. La grandissima parte musulmana degli egiziani ritiene che i copti siano cittadini egiziani quanto loro!

Foto:

By Amr Farouq Mohammed from New Cairo – Cairo, Egypt (when Power gets out of control) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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