Violenze a Donetsk, testimonianza di un fotoreporter

 
© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Ucraina sono allineati nell’obitorio di Donetsk i corpi dei russi morti nella battaglia dell’aeroporto. “Li riporteremo a casa, in Russia”: così i leader dei ribelli davanti a decine di bare, tra cui anche quelle di diversi cittadini residenti. Ne è testimone il fotoreporter Fabio Bucciarelli, raggiunto telefonicamente a Donetsk da Amedeo Lomonaco:

R. – Quello che ho visto ieri richiama molto la guerra civile siriana, la guerra civile libica. Sono stato all’obitorio e ho visto circa 30 corpi ammassati di guerriglieri filo russi.

D. – Questa è un’istantanea, purtroppo, emblematica della situazione a Dontesk. Hai scattato anche foto che fanno intravedere, invece, spiragli di pace?

R. – Tolti gli ultimi giorni in cui hanno chiuso molti locali e le macchine sono diminuite, fino a due giorni fa c’era il “daily life”. Daily life vuol dire che ci si affaccia alla finestra e si vede la gente in giacca e cravatta andare a lavoro, i ristoranti pieni. Quindi è un po’ un paradosso. Questa situazione sta cambiando e da due giorni è mutata.

Donetsk

D – Sabato scorso il tuo collega Andrera Rocchelli dopo essere stato colpito da colpi di mortaio. Perché l’esigenza di raccontare, a volte, diventa più forte di qualsiasi rischio?

R. – E’ un’ossessione il fotogiornalismo. Un’ossessione con un connotato positivo. E’ una missione. Un qualcosa che uno fa considerando i danni. Quei danni che può creare a se stesso e alle persone care. Quindi quello che è successo ad “Andy” è una grande tragedia per tutto il mondo, per tutti noi colleghi e i suoi amici. Ma è un qualcosa che tutti noi mettiamo in conto. E io stesso metto in conto questo nel momento in cui lavoro. Nel momento in cui si cerca di documentare una realtà per renderla visibile agli occhi del mondo.

Foto:

By Vladimir Yaitskiy from Kyiv, Ukraine (Industrial city Donetsk) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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